martedì 24 settembre 2019

Psicologia:
L’interpretazione dei sogni


Il sogno, rappresentazione dell’anima: l’analisi di Freud tende a mettere in luce che elementi come i sogni, le dimenticanze, i lapsus sono comuni sia l’individuo sano sia al nevrotico.
 Al sogno viene segnato un ruolo fondamentale per l’esplorazione dell’inconscio. Durante il sonno diminuiscono le difese, e la censura, che impedisce agli elementi rimossi di invadere la coscienza. Il sogno dunque è il risultato di un compromesso: cerca di soddisfare i desideri inconsci seppure in modo allucinatorio, ma li trasforma per non renderli riconoscibili e farli accettare dalla coscienza.

 Il lavoro onirico:  la trasformazione  Del contenuto latente in contenuto manifesto avviene attraverso il lavoro onirico. Nei sogni ritroviamo molti simboli che rimandano a uno psichismo che va oltre l’esperienza individuale.

 L’analisi del sogno permette di risalire ai contenuti latenti, consentendo di arrivare attraverso le libere associazioni ai desideri inconsci e ai traumi infantili rimossi.
Psicologia :
Il ruolo delle pulsioni dell’inconscio:


 Freud evidenzia che lo sviluppo dell’uomo è determinato da pulsioni ed elementi inconsci. Lo psicoanalista individua delle fasi di sviluppo comuni a tutti gli esseri umani; tuttavia ogni individuo attraversa questi stadi in modo diverso e personale. L’inconscio, secondo la teoria di Freud,  È una forza impersonale che dà origine a motivazioni e comportamenti, le cui radici sono da ricercare nell’infanzia.

 Processo primario e secondario:
 Il processo primario riguarda l’attività psichica dominata dall’inconscio, sostanzialmente tendente alla soddisfazione immediata dei desideri per scaricare l’eccitazione.
 Nel processo secondario l’attività psichica dell’io inibisce le spinte istintuali e dilaziona la soddisfazione del desiderio.
 A fondamento del processo primario e del processo secondario stanno il principio di piacere e principio di realtà.
Psicologia:

Sviluppo e psicoanalisi 

 
Psicoanalisi e società 
Teoria freudiana: Nel corso del 900 la teoria psicoanalitica di Sigmund Freud l’estate a messo in discussione da più parti, oggi la psicoanalisi non occupa più il posto di rilievo che occupavano il scorso secolo.
Zaretsky sostiene che la psicoanalisi rappresenti la prima grande teoria e pratica della “vita personale”.

 Dall’identità familiare all’inconscio individuale: 
 I cambiamenti dovuti ai processi di industrializzazione e urbanizzazione hanno modificato il senso di identità dell’individuo. Lo sviluppo del capitalismo industriale, con la separazione tra ambiente di lavoro e ambiente familiare, permise la famiglia di organizzarsi in modo nuovo e agli individui di immaginare per sé identità extrafamiliari.

 La psicoanalisi è l’inconscio: 
 Psicoanalisi indica:
 Un procedimento per l’indagine dei processi mentali;
 Un metodo terapeutico;
 Una disciplina scientifica



Erving Goffman nasce in Canada nel 1922.La sua formazione accademica avviene tra Toronto, dove consegue la laurea in antropologia e sociologia, e Chicago, dove ottiene una laurea magistrale e un dottorato. In quest’ultima, in particolare, subirà una forte influenza dal modello dominante all’epoca, ovvero l’interazionismo simbolico. In occasione della la sua tesi di dottorato intraprende una ricerca sul campo, i cui dati raccolti formano la base della sua opera più famosa, ovvero “The presentation of Self in everyday life”, nel 1959.

Il modello drammaturgico e la metafora del teatro

Erving Goffman propone un approccio microsociologico per esplicare quanto emerso, denominandolo il “modello drammaturgico”.
L’idea base sottostante alla teoria di Goffman è l’utilizzo della metafora del teatro. In questa prospettiva, le particolari istituzioni della società per essere studiate, sono metaforicamente analizzate come se fossero delle rappresentazioni teatrali dotate di attori.
In essa si distinguono due momenti: quello del retroscena, caratterizzato da un assenza del pubblico, dove non vi è necessità che l’attore controlli le impressioni, potendo anche uscire dal personaggio per essere se stesso, per aggiustare e mettere a punto le sue rappresentazioni; e quello della ribalta, dove l’attore si mette in scena con un copione a cospetto di un pubblico.
Secondo Goffman, noi tutti, in quanto attori professionisti, nell’impresa di impersonificare ruoli particolari, cerchiamo di creare una percezione pubblica di noi stessi che sia in conformità con i nostri desideri. Come già detto, la preparazione delle nostre prestazioni ha luogo nel retroscena, allo stesso modo degli attori, selezioniamo i nostri costumi e cerchiamo di convincere il nostro pubblico delle nostre prestazioni in modo tale che questi accettino le autorappresentazioni che offriamo come se fossero reali.

Come nel caso del teatro, le nostra rappresentazioni possono avere successo oppure no. Non riuscire nelle nostre prestazioni, non è solo una minaccia per le nostre capacità ma anche una minaccia all’ordine delle nostre relazioni sociali. Quindi, l’indagine svolta da Goffman riguarda gli aspetti più trascurati dal mondo quotidiano, dove la componente drammaturgica degli incontri sociali è fortemente presente.
La vita quotidiana è tematizzata come un gioco di rappresentazioni, nel quale l’identità dell’individuo coincide di volta in volta con le maschere che egli indossa sui diversi palcoscenici. Il sé non ha origine nella persona del soggetto, bensì nel complesso della scena della sua azione. L’individuo non sarebbe altro che un effetto drammatico creato dalla stessa scena rappresentata.
Si giunge alla conclusione che il soggetto è una pura maschera scaturita dalla messa in scena sociale, le cui regole e caratteristiche strutturali determinano le diverse parti recitate dal soggetto stesso. L’attore sarebbe diverso dal personaggio, ma ha la capacità di apprendere i ruolo che sono necessari al buon funzionamento della società.


Sociologia
Le istituzioni totali 

L’assegnazione di una nuova identità

L’insieme dei propri effetti personali ha un particolare rapporto con la sfera soggettiva di ogni individuo (Sé): l’essere umano necessita infatti di un “corredo per la propria identità” per mezzo del quale poter manipolare la propria esteriorità ed esercitare una sorta di controllo sul modo in cui appare altri. Ma, al momento dell’ammissione nelle istituzioni totali, l’individuo viene privato del suo aspetto abituale e degli strumenti con cui preservarlo, soffrendo così di una mutilazione personale. Abiti, pettini, cosmetici, asciugamani, saponi profumati, rasoi da barba: tutto ciò può essergli rifiutato con la promessa di essergli restituito se e quando lascerà l’istituto. Goffman considera questa forma di controllo un meccanismo di profanazione e di contaminazione per mezzo del quale il significato simbolico degli eventi all’interno dell’istituzione, fallirà drammaticamente lo scopo di rinforzare il suo concetto di persona. In una società civile inoltre, quando un individuo è costretto ad accettare circostanze che contrastano con il concetto che ha di sé stesso, gli è consentito un margine di reazione con cui difendersi: muso lungo, sospensione dei segni di deferenza abituali, parlar male degli altri sottovoce o mostrare qualche fugace espressione di disprezzo, ironia o derisione. L’abitudine al rispetto imposta nelle istituzioni totali, ci offre un esempio pratico del fenomeno definito da Goffman come “circuito”: l’individuo prova così che la reazione difensiva agli assalti del proprio Sé viene divorata dalla situazione, nel senso che, non potendo difendersi nel modo abituale, è costretto ad assumere un atteggiamento “distante” allo scopo puramente difensivo.

Forme di resilienza passive e attive


Capita che l’individuo, confrontandosi con l’istituzione, non sia in grado di identificarsi con essa. Si verificano allora ciò che Goffman definisce “adattamenti secondari”, ovvero comportamenti istintuali atti ad ottenere una soddisfazione proibita dal sistema interno e dalla natura vagamente sovversiva. Ve ne sono forme diverse:
– il ritiro dalla situazione: l’internato riduce la propria partecipazione attiva alla sola soddisfazione dei bisogni primari;
– la linea intransigente: l’internato sfida intenzionalmente l’istituzione rifiutando apertamente di cooperare. Ne risulta un’intolleranza costantemente espressa e talvolta un alto spirito individualistico. La scelta di continuare a rifiutare l’istituzione totale richiede spesso di mantenere un certo interesse nei confronti della sua organizzazione ufficiale ed ufficiosa quindi, paradossalmente, ne deriva un profondo coinvolgimento;
– la colonizzazione: la parte di realtà di cui l’organizzazione provvede l’internato, è da questi vissuta come se si trattasse di tutta la realtà, viene cioè a costruirsi un’esistenza stabile e relativamente felice basata sul massimo delle soddisfazioni che l’istituzione può offrire. Il mondo esterno serve come punto di riferimento per dimostrare quanto la vita istituzionale sia desiderabile;
– la conversione: l’internato sembra assumere su di sé il giudizio che in genere lo staff ha di lui e tenta di recitare alla perfezione il proprio ruolo. Mentre l’internato “colonizzato” si costruisce un mondo, per quanto gli è possibile libero, sfruttando i pur limitati vantaggi ottenibili, l’internato che si è “convertito” segue una linea più disciplinata, più moralistica e monocromatica, presentandosi come colui che mette a completa disposizione dello staff il suo entusiasmo istituzionale. Nei campi di concentramento, ad esempio, alcuni prigionieri arrivavano ad adattare il vocabolario, gli svaghi, l’espressione aggressiva, a quelli della Gestapo.
Sociologia


Secondo la fenomenologia, l’istituzione sociale rappresenta un programma per l’azione: accostandosi ad essa, l’individuo sceglie di percepire intimamente un percorso educativo e formativo più o meno vincolante per ottenere un’identità individuale e/o collettiva da esercitare nel tempo. Il matrimonio, come anche la Chiesa, sono da considerarsi un esempio. Alcune istituzioni, però, agiscono con un potere inglobante più compromettente di altre (simbolizzato nell’impedimento allo scambio sociale e all’uscita verso il mondo esterno, concretamente fondato nella struttura fisica dell’istituzione): il sociologo statunitense Erving Goffman, in “Asylums”, usa l’appellativo di “totali” per definirle.

Le istituzione totali 


L’individuo tende a dormire, a divertirsi e a lavorare in luoghi diversi, con compagni diversi, sotto diverse autorità o senza alcuno schema razionale: caratteristica principale delle istituzioni totali può essere appunto ritenuta il dover “manipolare” molti bisogni umani per mezzo dell’organizzazione burocratica di intere masse di persone, sia che si tratti di un fatto necessario o di mezzi efficaci cui la comunità ricorre in determinate circostanze. Secondo l’autore, l’istituzione totale è un “ibrido sociale”, in parte comunità residenziale, in parte organizzazione formale e se ne possono distinguere cinque categorie:

– le istituzioni nate a tutela di incapaci non pericolosi (case di riposo per anziani);
– luoghi adeguati a tutelare e tutelarsi da coloro che, incapaci di badare a se stessi, rappresentano un potenziale pericolo, anche se non intenzionale, per la comunità (ospedali psichiatrici);
– istituzioni atte a proteggere la comunità da individui realmente pericolosi in cui il benessere del segregato non risulta la finalità immediata (penitenziaricampi di prigioniacampi di sterminio);
– istituzioni create al solo scopo di svolgere una determinata attività (furerie militaricollegi);
– luoghi atti alla preparazione spirituale per religiosi (abbaziemonastericonventi ed altri tipi di chiostri).